La costruzione di un amore

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Recentemente un amico mi ha posto questa domanda, in verità un po’ sconsolata e troppo pessimista, anche se, forse, dettata da qualche delusione sentimentale : “Luisa, secondo te perche’ gli amori finiscono?”

Come spesso mi accade, mentre da un lato ho espresso tutta la mia solidarietà e la mia vicinanza al momento di crisi che l’amico sta attraversando, dall’altro lato il suo “appello” mi ha indotto a formulare qualche riflessione più generale.

Forse non è opportuno generalizzare, dicendo che “le storie finiscono”, cioè tutte. Alcune storie finiscono, certamente ; ma altre possono durare per anni, oppure per un’intera vita. Ogni storia d’amore ha una propria unicità e irripetibilità, che la rende come “un caso a sé”, da valutare volta per volta, se si vuole.

L’unica osservazione di carattere generale che si può fare è che ogni storia d’amore, di qualunque natura essa sia, idealmente attraversi tre momenti. Vi è un primo momento, quello dell’innamoramento, che consiste nella esaltante ed entusiasmante scoperta che la persona che ho incontrato sia quella che ho sempre sognato, che mi pare di conoscere da sempre per le profondissime affinità che ci legano quasi magicamente. Si scopre che siamo “simili”, che abbiamo finalmente trovato, nell’altro o nell’altra, quasi la nostra “metà” che ci mancava da sempre, come un’inquieta nostalgia.

A questo momento iniziale, che potremmo definire di “estasi”, può subentrare, dopo un certo tempo, più o meno lungo, la graduale scoperta della “diversità” dell’altro o dell’altra da me. E’ un momento delicatissimo. In questa fase, i partner, che prima si erano come trovati “identici”, adesso si svelano “diversi” rispetto alle iniziali aspettative. Scopriamo, sempre più spesso, con un crescendo di frustrante disappunto, che l’altra persona al nostro fianco non è soltanto quella che da sempre era dentro di noi, come un richiamo remoto nel tempo, come se fossimo entusiasticamente “nati insieme” nello splendore di un gemellaggio senza fine, ma è “un’altra persona”, con la sua autonomia, con la sua storia personale, diversa dalla mia, con un suo “romanzo di vita” diverso dal nostro, con un suo stile mentale diverso dal nostro, con una sua visione del mondo che può presentare discrepanze rispetto al nostro modo di vedere le cose. In sostanza, scopriamo che mentre prima sentivamo di poter essere “uno”, adesso siamo condannati a scoprire di essere “due”.

Questa seconda fase agita progressivamente le acque calme, azzurre, limpide e accoglienti, dagli splendidi riflessi corallini, di chi aveva cominciato a navigare nell’estasi della prima fase amorosa. Adesso è come se ci si avvicinasse al tempestoso e obbligatorio passaggio dello stretto fra Scilla e Cariddi. Qui dobbiamo confrontarci con un mare assai diverso dal precedente : le onde sono altissime e il rischio di naufragare o di infrangersi sull’insidia di scogliere invisibili è pressochè continuo.

Ma il passaggio attraverso lo stretto e frastagliato percorso della scoperta della “diversità” dell’altro, o dell’altra, è inesorabilmente obbligatorio. E’ un momento cruciale, una sorta di “banco di prova” dove si gioca il destino di ogni amore. Molti amori non riescono a superare questa fase della navigazione, e si infrangono sulle scogliere della delusione e del risentimento.

Forse erano amori fragili, “gusci di noce” incapaci di affrontare il mare il tempesta, che Scilla e Cariddi inghiottono in un solo attimo.

Ma quando le entusiasmanti emozioni e i sentimenti che hanno caratterizzato la prima fase dell’amore, cioè quella dell’innamoramento, sono veramente solidi e profondi, la nave dell’amore resiste all’insidia dei devastanti marosi, per inoltrarsi, superato la strettoia della delusione, verso nuove acque dalle profondità abissali ancora più suggestive e ricche di doni.

A questo punto, subentra quella che potremmo chiamare la terza fase del dialogo amoroso. Quella che a buon diritto trasforma l’innamoramento in vero e proprio Amore. Un nuovo momento contrassegnato dal desiderio di “venirsi incontro” per trasformare ciò che prima era apparso come “diverso” in “complementare”, mediante la nuova scoperta, cioè, che la “diversità”, lungi dall’essere una stonatura irreparabile, è una fonte di reciproco arricchimento, una “benedizione” anzichè una “sciagura”.

Perchè solo quando si riesce a dialogare con la “diversità” dell’altra persona da noi, entriamo veramente nel mondo più autentico dell’Amore. Non si tratta di una “mediazione diplomatica” (guai!), ma di una vera e propria Arte ; l’arte del “prendersi cura” reciprocamente, perchè si scopre che veramente “vale la pena” condividere insieme la vita. L’innamoramento iniziale è un po’ come fosse “fuori dal tempo” ; l’Amore prende possesso del tempo, lo elabora e trasforma l’innamoramento in una vera e autentica Storia a due voci.

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