Una mia cara amica mi ha posto recentemente una domanda che mi ha indotto a riflettere molto su come si configuri oggi la vita affettiva di una coppia rispetto al passato. Riporto la domanda con la mia conseguente risposta, nella convinzione che possa essere stimolante per molte persone partecipare ad un eventuale scambio di opinioni sull’argomento.
“Cambia il tempo e cambia il modo di relazionarsi nella coppia. Oggi, specie tra le ragazze esiste una esuberanza diversa rispetto al passato. In passato tutte noi eravamo condizionate da moralismi che ci impedivano spesso di scegliere liberamente la fisionomia da dare alla nostra vita affettiva. Spesso pagavamo duramente nel corso degli anni il peso di queste catene. Comunque, si viveva un romanticismo diverso, che adesso non vedo più nelle coppie di oggi, anche se esse sono più consapevoli delle loro scelte. Luisa, tu come hai vissuto il periodo del corteggiamento? Sei stata molto corteggiata? Che tipo di rapporto hai avuto con i tuoi corteggiatori?”
Cara Antonella, forse anche le coppie di oggi sono “romantiche”, non meno delle coppie delle generazioni precedenti. Ma ciò che è cambiato è il concetto di “romanticismo”, che oggi “veste panni diversi” rispetto al passato. Il romanticismo di un tempo aveva un suo linguaggio fortemente influenzato dal pesante moralismo che gravava prevalentemente sui modelli affettivi che guidavano le relazioni di coppia. Il matrimonio costituiva la méta principale di ogni “serio” innamoramento, e il mito della “illibatezza” prematrimoniale condizionava la vita sessuale della donna con l’ombra sinistra del peccato mortale. Il maschilismo imperante e il mondo prevalentemente casalingo a cui la donna era destinata convogliavano l’affettività femminile verso la ricerca di un partner in grado non solo di offrire amore, ma anche sicurezza economica. Il cosiddetto “buon partito” per la propria figlia era una delle aspirazioni fondamentali di ogni genitore. In questo contesto, ogni donna sognava il “Principe azzurro” non soltanto come un appassionato e cavalleresco amante, ma anche come un “liberatore” dal rischio di rimanere una anonima zitella avvizzita e sessualmente squalificata.
General_160x600
In sostanza, il “romanticismo” di un tempo seguiva un “codice” che molto spesso privilegiava l’aspetto formale dei rapporti, a scapito dei sentimenti più autentici e profondi.Tale codice, ad esempio, impediva in modo assai pesante che la coppia potesse concedersi delle libertà prematrimoniali ritenute “sconvenienti”, come, ad esempio, trascorrere periodi di vacanza insieme “da soli”, dormire nella stessa casa, uscire di casa, sempre “da soli”, rientrando troppo tardi, specie se di notte, e così via.Il “romanticismo” di oggi, come ti dicevo, parla invece un linguaggio assai diverso.
Ciò che spesso rimaneva, o rischiava di rimanere relegato in secondo piano nel rapporto di coppia, cioè l’autenticità e l’affidabilità dei sentimenti, oggi appare sempre più spesso come il principale obbiettivo o centro di interesse dello “stare insieme”, mentre la dimensione pratica, pur sempre presente, è relegata sullo sfondo.
Oggi, ciò che un tempo era “tabù”, come il trascorrere molto tempo insieme “da soli” in ogni occasione, e, soprattutto, il convivere insieme, prima del matrimonio oppure senza un orizzonte matrimoniale civile o religioso che sia, è divenuta la norma più diffusa, e si configura come la risposta più ricercata “per conoscersi”, per verificare la affidabilità dei sentimenti, per “sperimentare” la tenuta del rapporto di coppia.
Questo mutamento di rotta, ovviamente, ha come sfondo un profondo e radicale cambiamento nel costume morale, sessuale e sociale della nostra epoca. Un cambiamento improntato ad una maggiore libertà rispetto ai vincoli che condizionavano un tempo il comportamento affettivo sia maschile che femminile.
Certamente, questa “liberalizzazione” ha i suoi risvolti problematici : può favorire talvolta, ad esempio, una certa superficialità e deresponsabilizzazione nei rapporti di coppia, a seguito della possibilità di “prendersi” e “lasciarsi” quando e come si vuole, con grave crisi dell’istituzione familiare, specialmente quando vi siano figli ; ma non si può negare che la ricerca della serietà e autenticità dei sentimenti, pur nel suo tortuoso cammino, non sia una conquista assai positiva nelle relazioni di coppia del nostro tempo.
Si tratta indubbiamente di una sorta di “Nuovo Romanticismo”, dal linguaggio più libero e meno codificato ; il “Nuovo Romanticismo” dei nostri figli, col quale dobbiamo confrontarci in modo giudizioso, senza rimpiangere, in modo troppo “senile”, un passato ormai lontano, che non torna più.Rispondendo adesso, cara Antonella, alla domanda più “personale” che mi poni alla fine della tua riflessione, ti dirò che la mia esperienza affettiva di donna, oggi quarantenne, nata e cresciuta in un ambiente siciliano di provincia, si colloca proprio “sul crinale” del passaggio epocale da una società bigotta e conservatrice ad una nuova società dagli usi e costumi più “liberali”. Nel corso della mia crescita dall’adolescenza alla giovinezza, io sono stata molto corteggiata, talvolta con grande insistenza, e da giovani dai quali mi sentivo anche attratta. Tuttavia non ho mai dato risposta positiva ad alcuna proposta . L’unico consenso ho finito col darlo abbastanza precocemente a mio marito, che era un giovane del mio paese, conosciuto e rispettabile, gradito alla mia famiglia, e garante a sua volta di una mia “onorata rispettabilità”.
Questo non significa, ovviamente, che io non fossi innamorata di lui, che, fra l’altro, è anche un bell’uomo. Tuttavia, quando ci fidanzammo ufficialmente e cominciammo a costituire una coppia “stabile” e “omologata” agli occhi di tutti – ed ecco il segno dei tempi nuovi, ambedue diventammo improvvisamente ribelli a tutte le regole convenzionali che ci avevano condizionati e, a prezzo di conflitti spesso vivaci, cominciammo a trascorrere vacanze e a compiere viaggi “da soli”, diventando, per dire così, una coppia “moderna”. Ormai, però, attorno a noi i tempi cominciavano a mutare, e presto le nostre iniziative, inizialmente “trasgressive”, sarebbero divenute abituali per altre numerose coppie del nostro paese. Oggi, come mamma di due future donne, adesso adolescenti, mi sto preparando a vedere le mie figlie fiorire, e ad accompagnare saggiamente la loro fioritura, in un clima di serena libertà, che per me è stata una dura conquista, ma che per loro sarà una realtà più che naturale.E questa prospettiva mi rende assai felice.
