Una cara amica mi ha recentemente rivolto la seguente domanda su un argomento che mi sentirei di definire “epocale” per il nostro Tempo, nel quale i più nobili sentimenti spesso vengono ignorati con indifferenza o calpestati con cieca brutalità.
“Oggi viviamo in una realtà in cui molte persone sembrano perdere di vista sempre più l’esistenza della sensibilità, anche a livello fisico. Eppure, solo questo sentimento può renderci partecipi del dolore non solo nostro ma di quello degli altri quando rimaniamo colpiti di fronte alle tante disgrazie che tormentano il nostro mondo. Spesso, però, dinanzi a tali scenari troviamo soltanto egoismo e indifferenza. E magari anche noi stessi non sempre riusciamo ad agire in base a quello che proviamo. Cosa ne pensi, Luisa?”
La sensibilità, cara amica, è una dote importantissima nella vita umana : senza di essa non vi sarebbe mai stata poesia, musica, arte, e persino scienza, ed il mondo non si sarebbe mai evoluto.
La sensibilità è alla base di tutti quei valori che rendono la vita degna d’essere vissuta, come l’altruismo, la solidarietà, la capacità di ascolto e di condivisione, l’empatia, la dedizione al dovere, l’amore ed il rispetto per la natura.
Tuttavia, perchè questa sublime ricchezza dell’anima possa sprigionare tutta la propria forza trasformatrice, è necessario l’intervento dell’intelligenza, l’altra fondamentale dote che fa parte del corredo delle umane qualità.
Senza l’intelligenza, la sensibilità rimarrebbe come un blocco di marmo grezzo e indifferenziato.
Solo l’azione dell’intelligenza, come il magico “scalpello” di uno scultore, modella, concretizza e dà una forma reale al potenziale della sensibiltà.
Il connubio fra intelligenza e sensibiità costituisce una sorta di “accoppiata vincente” che oggi sta interessando notevolmente la Psicologia, alimentando studi sulla cosiddetta “intelligenza emotiva”.
Spesso le persone sono notevolmente intelligenti, ma incontrano difficoltà a valorizzare adeguatamente questa loro attitudine a causa dell’interferenza di fattori di ordine emotivo che generano insicurezza, ritrosia dinanzi agli ostacoli, basso livello di autostima ed altre inibizioni.
Così come può accadere che una potentissima sensibilità rimanga “inerte” e si sperperi in vane paure e fughe dalla realtà, perchè non riesce a coniugarsi adeguatamente con l’intelligenza della persona.
Ebbene, gli studi sull’intelligenza emotiva mirano a mettere a punto tutti quegli strumenti che possano essere in grado di determinare una valida armonizzazione delle due dimensioni della vita umana, in modo che la persona possa condurre una vita in piena sintonia con le proprie effettive qualità.
Su questo argomento, per amore di precisione, hanno fornito fondamentali contributi molti studiosi americani come Peter Salovey, John D. Mayer, Daniel Goleman, per citare i più noti. In ogni caso, questi studi testimoniano quanto la sensibilità occupi veramente un posto fondamentale nella vita umana.
Ma tali ricerche suggeriscono anche come questa caratteristica emotiva della nostra vita debba essere educata con consapevole saggezza affinchè possa esprimere tutta la propria forza costruttiva.
Io penso che spesso nella nostra epoca l’intelligenza e la sensibilità siano in grave stato di “divorzio”, con gravi conseguenze per l’equilibrio emotivo dell’umanità. Le “ragioni della mente” – come direbbe il grande filosofo francese Blaise Pascal (1623-1662) – oggi troppo frequentemente ignorano le “ragioni del cuore”. Da un lato la tecnologia, l’economia, la politica della “Ragion di Stato” e tutte le leggi del cosiddetto “progresso scientifico” guidano e dominano sempre più astrattamente la vita umana, mentre dall’altro lato la vita emotiva individuale e concreta delle persone viene lasciata fuori controllo, rimanendo fatalmente esposta all’insidia della irrazionalità, della violenza, dell’egoismo, del cinismo, della indifferenza, della devianza sociale, della malattia mentale, della perversione, e altro. Il grande ideale di un’armonia mente-corpo-emozioni, che guidava l’educazione dell’uomo nella civiltà greca, oggi sembra totalmente obsoleto, specialmente dinanzi ad una Scuola dove si parla sempre più di problemi amministrativi, burocratici, organizzativi e sempre meno di Pedagogia e di autentica formazione dell’uomo e del cittadino – o almeno se ne tratta soltanto con vuota retorica, salve restando, fortunatamente, le dovute, anche se rare eccezioni.
Solo nel recupero di una nuova sensibilità illuminata dalla saggezza può risiedere ormai, nel nostro tempo, la speranza in un mondo migliore e, soprattutto, in una umanità migliore, mia cara amica. Gli studi sull’intelligenza emotiva e le loro possibili applicazioni nei vari ambiti della vita individuale e sociale potranno determinare benefici effetti per risolvere il dualismo fra la mente e la sensibilità? Non so. Forse è giusto sperarlo.
