Si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie. Così il grandissimo poeta Giuseppe Ungaretti raccoglieva in otto scabre parole di una potenza drammatica senza eguali, la sua angosciosa esperienza di soldato in trincea, al fronte della Grande Guerra, nel 1918. La sua poesia, ancora oggi entra nei nostri cuori come una improvvisa, rovente saetta. Anche se, come detta il titolo “Soldati”, essa nacque direttamente dal senso di precarietà della vita nello scenario di una specifica situazione di una guerra ormai lontana nel tempo, il suo raggio di risonanza valica i 94 anni che ci separano da quei tragici eventi, per divenire simbolo, o metafora, di una condizione umana che si è presentata, si presenta ancora e si presenterà sempre in presenza di venti di guerra. E non solo di guerre combattute spietatamente da eserciti contrapposti, ma anche di laceranti guerre interiori, che distruggono e dilaniano la nostra vita individuale quando il dubbio e la disperazione si impadroniscono di noi.
La sensazione di essere “foglie” ormai appassite ed instabili, che il vento autunnale dello sconforto può da un momento all’altro strappare dall’albero, talvolta è un doloroso fardello che accompagna i giorni più oscuri della nostra esistenza.
Eppure, proprio quando, come tante “feuilles mortes”, ci sentiamo soli, sperduti o perduti, a far da mesto tappeto sulla gelida terra, forse un cambiamento di sguardo, come un improvviso sussulto di vita, può salvarci dal tragico naufragio d’ogni speranza.
Perchè, mi chiedo, sentirsi soltanto “foglie”? Le foglie sono fioriture dell’albero. Non vi è foglia senza un albero che la faccia esistere. La vera realtà della foglia è l’albero. La foglia è accidentale. Quando la foglia passa e si stacca, travolta dal vento autunnale, l’albero rimane con le sue possenti radici immerse profondamente nella terra, a succhiare il “midollo della Vita”, e anche se spoglio all’esterno, si prepara a rifiorire di nuovo, in Primavera.
Se ci sentiamo foglie, non possiamo non sentirci anche alberi pieni di Vita. Volgiamo il nostro sguardo all’Albero, osando lasciare che la foglia segua il suo labile destino. Sentirsi Alberi, essere Alberi, sarà sempre la nostra forte risposta primaverile di Vita e di Speranza a tutto ciò che, come una esalazione insidiosa, vorrebbe soffocarci e farci svanire nel Nulla.
