Una volta i ladri sono entrati in casa mia, devastandola e portandosi via denaro e preziosi.
Ricordo la sensazione angosciosa che si impadronì di me, tenendomi in stato di prostrazione per molto tempo.
Fu soprattutto la perdita di tutti i gioielli che avevano per me un profondissimo valore affettivo, a gettarmi nel lutto più sconsolato, come se mi fosse stata strappata con violenza brutale una intera parte della mia vita.
Assieme ai miei gioielli, indipendentemente dal loro valore commerciale, scomparivano inesorabilmente tutti i segni che avevano contrassegnato i momenti più belli e decisivi della mia esistenza. Ancora oggi, quando penso a quell’evento, provo una dolorosissima stretta al cuore.
Ma in questi ultimi giorni, la tragedia di Brindisi e la morte assurda e sconvolgente di Melissa, ha reso infinitamente microscopica e quasi invisibile il ricordo della mia “perdita”.
Quel furto che subìi non comportò la morte di nessuno.
Ma, mi chiedo, una mamma e un padre ai quali viene strappata con inaudita violenza una figlia, nel peggiore dei modi che solo una mente perversa può escogitare, come potranno sopravvivere?
Come si configurerà la qualità della loro vita futura? Ad un furto di preziosi c’è rimedio.
Ma al più tremendo dei furti che si possa subire, quello che ci strappa una figlia nel più insensato dei modi, non vi sarà più rimedio alcuno.
E sopravvivere a questa perdita significherà subire la più grande delle umane croci. “Questo è quel mondo? Questi / i diletti, l’amor, l’opre, gli eventi? / Questa la sorte dell’umane genti?”, si chiedeva Giacomo Leopardi.
Non c’è risposta, se non quella di un fraterno, commosso, solidale abbraccio ai genitori della cara Melissa.
