Tempo di crisi, tempo di speranza

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Ieri pomeriggio, mia figlia, che quest’anno frequenta il primo anno del Liceo Classico, è tornata a casa un po’ sconvolta. Mi ha narrato che gli studenti del quinto anno si sono rivolti a loro, del primo anno, per sensibilizzarli all’idea che prossimamente, forse, l’Istituto verrà occupato, per protestare contro lo stato di crisi profonda che sta tormentando la scuola in tutte le sue componenti, dagli studenti ai professori, dopo i drastici tagli imposti dal Governo. Mentre da un lato lo smarrimento di mia figlia mi è sembrato naturale se si pensa al “salto” che ella ha dovuto sostenere passando dalla scuola media di un paese di provincia ad un più “agitato” liceo cittadino, da un altro lato il pensiero di come la scuola sia attualmente in pieno sfascio, con gravi conseguenze per le nuove generazioni, mi ha creato un senso di profonda indignazione.
Poi, mia figlia mi ha chiesto anche di spiegarle il significato della parola “crisi”. Per risponderle, ho ritenuto di dovere evitare ogni spiegazione astrattamente accademica, ma mi è sembrata più opportuna la via degli esempi pratici. Su questo terreno, ho invitato mia figlia a riflettere su che cosa proverebbe se improvvisamente non le fosse più possibile andare in pizzeria con le amiche il Sabato sera, oppure al cinema, oppure non avesse più i mezzi economici per comprarsi abiti di suo gusto oppure oggetti di suo gradimento.
La perdita del superfluo e delle abitudini ad esso legate, sicuramente le creerebbe uno stato di intenso disagio che, appunto, la metterebbe “in crisi”. E tale stato di crisi si accentuerebbe ancora di più, fino a diventare insopportabile, se gradatamente anche gl stessi generi di prima necessità diventassero di difficile consumo.

E’ sperabile che tutto ciò non accada mai, ma lo squallido grigiore che ne conseguirebbe, come un veleno insidioso, dilagherebbe gradatamente dalle “cose” ai sentimenti, alle emozioni, ai sogni riguardanti il futuro, alle passioni più intense ed entusiasmanti, soffocandole e spegnendole inesorabilmente.
Infine, la vita stessa finirebbe col perdere significato, naufragando in un mare di nostalgica mestizia, priva di speranze. A questo pensiero mi è improvvisamente scaturito dalle più abissali profondità della mia anima l’invito a combattere con tutte le forze perchè questo scempio non possa mai accadere.
Mia figlia mi ha illuminato con un grande sorriso di intesa. Ha capito. Vorrei che tante altre ragazze e ragazzi come lei sorridessero alla Vita e si adoperassero con tutte le loro forze per salvare questo mondo che noi adulti stiamo cercando di distruggere con la nostra sciagurata insipienza.

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