Attilio Sartori

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Un grave lutto per la città di Genova e per l’Italia : qualche anno fa è venuto a mancare Attilio Sartori, un personaggio indimenticabile, che, con la sua formidabile preparazione cuturale, la sua intelligenza, la sua squisita sensibilità, la sua arguzia e la sua profonda onestà intellettuale, ha attraversato gli ultimi quaranta anni della storia genovese e italiana da osservatore acuto e da promotore di iniziative di massima importanza, che hanno dato alla sua città natale un respiro internazionale. Professore di Lettere e autore di importanti pubblicazioni in campo linguistico, fu Assessore alla Cultura nel Comune di Genova tra il 1976 e il 1985, durante la gestione del Sindaco Fulvio Cerofolini. In quegli anni si impegnò con grande creatività e con risultati di notevole successo, per trasformare la fisionomia di Genova da città prevalentemente commerciale, a centro d’avanguardia nell’arte, nel cinema, nella cultura e nella scienza. Intensamente coinvolto nei suoi impegni pubblici, aveva preferito rinviare a tempi migliori la propria vocazione di scrittore, che pure lo aveva già spinto a scrivere nel 1985 un romanzo, “La mosca bianca”, che egli ha poi pubblicato, già anziano, nel 2005, per i tipi della casa editrice De Ferrari. Fino al suo “pensionamento” e oltre, egli è stato intelligente e fine interprete delle contraddizioni della politica italiana, in particolare della Sinistra, evitando ogni forma di settarismo e mantenendo sempre un equilibrio che gli ha fatto costantemente onore. Già nel suo primo romanzo egli si era dimostrato buon profeta, tratteggiando acutamente molti mali che poi hanno veramente afflitto – e ancora oggi affliggono – la società ed il costume politico italiani. Nella primavera dell’anno in corso, la pubblicazione del suo argutissimo secondo romanzo, “Santa Teresa sbadiglia” (Liberodiscrivere, 2013), lo aveva collocato nuovamente fra gli scrittori che, in modo sia pure fantastico, sanno vedere in modo penetrante e ironico i disagi di una società che ansima e stenta a trovare soluzioni efficaci per “rinascere”. Peccato che le sue “diagnosi”, ricche di saggezza e sature di implicite proposte siano state interrotte da una fine non certo prematura, ma sempre dolorosa per coloro che, come noi, lo hanno amato per la sua sapienza, per la sua serietà, per la sua equilibrata riservatezza e per la sua umana affabilità. Un vuoto che ci lascia frastornati, ma in possesso di una “lezione” di vita ricca di insegnamenti degni di un grande Maestro.

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