Un irresistibile richiamo

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Talvolta mi accade di trovarmi a “sfogliare” idealmente il “libro” della mia memoria. E’ una “lettura” che mi piace compiere, specialmente quando, in certi momenti difficili e cruciali della mia esistenza, avverto il bisogno impellente di rafforzare ulteriormente la fiducia in me stessa. Rintracciare fra quelle pagine palpitanti di storia, spunti ed episodi in grado di rammentarmi chi sono stata e chi posso essere ancora, in un divenire che non si fermerà mai, ha il potere benefico di farmi sentire sempre aperta alla meraviglia del vivere.

Oggi, per esempio, mi è venuto incontro, quasi di sorpresa, ma ben nitido ed entusiasmante come allora, il ricordo di quella che è stata una delle esperienze più belle e determinanti della mia vita, che ha influenzato profondamente la formazione della mia personalità, a quel tempo appena agli albori dell’esistenza : il periodo della mia permanenza in un collegio gestito da suore.
E’ strano e paradossale, forse, che proprio un collegio possa divenire luogo di vibranti ricordi positivi, quando, nella maggior parte dei casi, la parola stessa “collegio” suscita immagini di rigida e severa disciplina, tanto da essere usata come “deterrente” da genitori autoritari,” quando un figlio o una figlia siano troppo pigri, svogliati, distratti, ribelli e disordinati nello studio e nel comportamento. Eppure, per me, le cose sono andate ben diversamente.

Quel “luogo”, lungi dall’essere uno spazio di repressive limitazioni, è stato invece una sorta di “oasi” di accoglienza e di positive suggestioni, che mi ha fatto scoprire ed esprimere per la prima volta certi lati della mia personalità, fino ad allora latenti e condizionati da una forte timidezza.
A quel tempo avevo 12 anni, frequentavo la seconda media, ma la scuola del mio piccolo paese, soffocato da un clima sociale chiuso e provinciale, non mi piaceva, o, meglio, non rispondeva al bisogno che da un certo momento in poi era nato con sempre maggiore forza in me di confrontarmi con “orizzonti” più ampi e ricchi di stimoli. Se, come sosteneva Leopardi, “si sta bene in capo al mondo se si sta bene con se stessi”, ebbene devo dire che in quell’epoca si era fatto strada dentro di me uno stato un po’ “crepuscolare” che interiormente mi disturbava e, comunque, influiva sulla mia personalità, rendendomi ipersensibile, oltremodo timida, schiva e facendomi sentire “diversa” dalla maggior parte dei miei compagni di scuola. Nessuno, oggi, crederebbe mai che io possa essere stata una ragazzina timida : ma a quel tempo la mia timidezza era così potente ed inibitrice, al punto che molte insegnanti non nascondevano l’idea che io, in realtà, fossi o poco intelligente, oppure un “caso patologico”.
Tuttavia, al di là di tutti questi pesanti condizionamenti caratteriali e ambientali, devo dire che dentro di me c’era anche una grande consapevolezza che prima o poi qualcosa si sarebbe “sbloccato” ed io sarei “venuta fuori”, o, meglio “sbocciata”, divenendo “cigno”, da ”brutto anatrocco” che ero stata fino ad allora.Nel frattempo, a casa mia, lo stato emotivo che vivevo quotidianamente non era fra i più incoraggianti. Su tutto primeggiava mia sorella, la quale, fra l’altro, era molto brava a scuola ed era considerata come il personaggio più importante ed autorevole della famiglia non solo dai miei genitori, ma soprattutto da una zia, che l’aveva cresciuta fin da piccola come se fosse al centro dell’universo. Spesso, dinanzi a questo scenario “barocco”, io mi sentivo come una semplice “comparsa” senza voce in capitolo e relegata nella penombra di un modesto “cantuccio”.Ma il destino delle cose fotunatamente cambia, soprattutto quando prendiamo coscienza di noi stessi e trasformiamo la nostra stessa fragilità in una “forza” nuova di incontro, di ascolto e di disponibilità verso gli altri.
Questo quasi “magico salto”, ricco di nuove consapevolezze e di nuove, benefiche energie, avvenne in me improvvisamentenell’estate del 1982. Un’estate calda, ricca di colori, abbellita dalle note della mitica canzone cantata da Giuni Russo, “Un’estate al mare”. Un’estate per me indimenticabile e bellissima, trascorsa assieme ad una mia amica del cuore, con la quale avemmo occasione di dialogare instancabilmente, con uno scambio ed una condivisione profonda di emozioni, sulle nostre comuni insoddisfazioni esistenziali. E fu proprio fra le pieghe di questi intensi scambi di opinioni che improvvisamente maturò nella mia fervida fantasia l’idea di abbandonare la scuola del mio paese, per continuare i miei studi nel collegio di una grande città come Palermo.

Questo progetto, come un improvviso lampo di luce, illuminò la “penombra” in cui ero vissuta fino ad allora e mi infuse una energia del tutto nuova, che mai avevo provato in passato. Tornata a casa, informai immediatamente i miei genitori della mia idea, ricevendo inizialmente da loro un netto rifiuto. Fu soprattutto mia madre che, dinanzi alla mia proposta, affermò che “in collegio ci vanno gli orfanelli e i poverelli e non certo le ragazzine di buona e regolare famiglia come me”. Ma ormai era come se avessi passato un mio “Rubicone”!

Ricordo ancora l’inarrestabile determinazione che si impadronì di me al suono di quelle parole : avevo un bicchiere in mano e mi trovai a sbatterlo fortemente sul tavolo, affermando con una forza del tutto inaspettata da una ragazzina timida come me, che “io non volevo andare in collegio perchè mi sentivo una poverella, né tanto meno un’orfanella, ma perchè così avevo deciso per uscire dal grigiore provinciale della mia vita! “.Ormai era come se fosse venuta fuori, finalmente, la “vera” personalità di Maria Luisa : una personalità semplice, limpida, ma inquieta, vivace e desiderosa di esplorare la vita. Da quel momento, ogni tentativo da parte dei miei di convincermi a rinunciare all’idea del collegio risultò sempre più vano, fino a che, infine, ottenni il loro consenso.Così, assieme alla mia inseparabile amica, che a sua volta aveva combattuto e vinta anche lei una analoga “battaglia” con i suoi genitori, mi dedicai con gioia indescrivibile a preparare il “corredo” richiesto dal collegio : lenzuoli, pigiami, la gonna-divisa di colore blu, la camicetta bianca col fiocco di velluto, un pullover blu e le scarpe a mocassino, anche esse di colore blu.

Si trattava di un collegio molto importante, elegante, gestito da suore ed istitutrici, assai rigoroso dal punto di vista dell’organizzazione sia religiosa che scolastica. Un luogo che considerai subito “su misura per me”, dove all’inizio del nuovo anno scolastico feci il mio “trionfale” ingresso, con i miei capelli biondi, lunghissimi e ondeggianti, che mi scendevano sulle spalle.Ogni volta che ripenso a quel luogo, non posso fare a meno di provare un intenso moto di commossa nostalgia. Là io ho trovato ciò che ormai da lungo tempo cercavo : amore – un amore diverso da quello “scontato” dei miei genitori -, stima, valorizzazione delle mie qualità fino ad allora nascoste, e, soprattutto, persone che sono riuscite a capire chi io fossi realmente, dalle suore, alle istitutrici alle compagne, sia quelle più piccole che quelle della mia stessa età. In quel luogo io sono “fiorita”, ho “messo le ali”, ho sconfitto definitivamente la mia timidezza. Basti pensare alla disinvoltura del tutto nuova con la quale, ad ogni week-end, tornavo a casa, o da sola, o con la mia amica, prendendo autobus ed altri mezzi di trasporto, malgrado avessi soltanto 12 anni. Tutti in quel collegio mi volevano bene.

Il Lunedì mattina, al mio rientro, portavo dolci per tutti, e tutti mi aspettavano con ansia, comprese le compagne più piccole. Mi sentivo piena di vita ; ben presto divenni la più brava della classe e la mia autostima salì alle stelle : ricordo le mie guance rosa e gli occhi che brillavano sempre! Le suore mi consideravano con rispetto ed ogni mattina, a messa, mi facevano leggere i testi edintonare i canti.

La sera, poi, quando l’istitutrice spegneva le luci e si ritirava nella sua stanza, io mi trovavo con le altre ragazze a capeggiare” chiacchiere e confidenze varie in silenziosa allegria, fino a tardi, malgrado la sveglia, che tutte le mattine suonava implacabilmente alle 6.In quel collegio, nonostante vi sia rimasta un solo anno – perché l’Istituto copriva soltanto la scuola dell’obbligo – , io mi ritrovai, senza neppure averlo desiderato, a svolgere un ruolo di leader, che culminò in una borsa di studio nazionale, istituita da Federico Motta editore, che mi fu conferita al merito, come studentessa fra le migliori dell’anno.

Ed infine, ecco l’episodio più toccante che è rimasto entusiasticamente scolpito nel mio cuore : il viaggio a Roma, dal Papa Woityla, in occasione della beatificazione di Padre Giacomo Cusmano. Tra 500 collegiali, io mi trovai, in quella occasione, ad essere scelta per portare in dono al Papa un carretto siciliano pieno di “martorana” (frutti di marzapane), assieme a Suor Giovanna, Direttrice del Collegio. In quella circostanza mi avevano “inghirlandata” e vestita con un bellissimo costume tipicamente siciliano e fui incaricata, anche, di leggere un breve discorso in piena Piazza S. Pietro, mentre il cuore mi scoppiava per l’emozione e mentre le telecamere della RAI mi riprendevano con tutte le mie compagne che sventolavano in alto un foulard azzurro. Poi, al culmine dell’emozione, ebbi la fortuna e il privilegio di abbracciare personalmente il Papa, che ricambiò il mio abbraccio sorridendomi dolcemente in silenzio, e lasciando nella mia anima una traccia di luce che ancora custodisco nel più profondo del mio cuore. Quel Collegio, quelle suore, quelle compagne fanno ormai parte indelebilmente del romanzo della mia vita e ne costituiscono un capitolo veramente decisivo : quello del passaggio dalla mia condizione iniziale di bambina timida ed inibita, ad un modo del tutto nuovo di affrontare la vita e di amarla nel suo meraviglioso svelarsi. Una curiosità e una avidità di conoscenza che mai, forse, mi abbandonerà.

One thought on “Un irresistibile richiamo

  1. notevole la tua descrizione che ti porto’ a prendere tal decisione..probabilmente al maria adelaide di corso calatafimi..e’ un piacere leggerti..nell’82?beh,gia’eravamo vicini,inconsapevolmente..a luglio mi sposai mentre tu eri al mare..

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