Un destino sicuramente benevolo mi ha concesso di nascere in una terra baciata dal sole e ricca di stupende memorie archeologiche. Fin da piccola ho sentito l’affascinante richiamo del mondo della Magna Grecia e della Roma antica disseminato fra i mandorli in fiore e le rigogliose siepi di fichi d’india, quando, ragazzina dagli occhi sognanti, mi aggiravo d’estate fra le superbe colonne e le antiche pietre dense di storia, che ancora sfidano intrepide il Tempo.
C’era un’ora in particolare che amavo in modo struggente : quella della massima calura, l’ora del Fauno, quando le cicale impazzite riempivano l’aria con il loro antico frinire, mentre taceva ogni umana voce.
In quell’ora di magico incanto, mentre i grandi dormivano, io mi recavo ai templi, con passo leggero, senza far rumore, e mi sedevo all’ombra delle colonne sacre, ponendomi in silenzioso ascolto. Era un momento sublime e magico. Dopo un po’ la mia mente e i miei sensi valicavano gli angusti confini del presente e avvertivano voci, canti, brusii, profumi, suoni, passi, richiami, rimbombi di echi fra le colonne maestose, e d’improvviso era come se non fossi piu’ sola, ma antica : una ragazzina antica fra un antico fervore di vita, narrato da quelle pietre divenute repentinamente loquaci.
Pietre parlanti! Ecco il fascino arcano di quei luoghi che impregnavano di lontananze remote gli occhi e tutti gli altri sensi di una ragazzina sognante in ascolto di favole vittoriose sul tempo, narrate dal vento d’estate e dal canto delle cicale instancabili! L’immagine di quella ragazzina aperta alla meraviglia del tempo che scorre intrecciando passato, presente e futuro, e’ rimasta sempre racchiusa nello scrigno piu’ segreto del mio cuore.
Ancora oggi, donna adulta e mamma, tutte le estati, nell’ora del Fauno, mi reco ai miei templi e mi siedo in ascolto. Mai mi accade di sentirmi sola, oppure triste.
Solitaria mi aggiro / sotto un sole accecante / fra le rovine mute / di questa esausta citta’. / Ma la cicala canta insistente / storie d’antichi splendori / svaniti nel tempo crudele. / Il suo verso monodico / suona improvviso / come squillo di vita / nel mio cuore in ascolto / ed ecco d’incanto / quelle pietre animarsi / con un palpito repentino / che mi fa sentire antica. / Mi scordo d’essere sola. / Un intenso profumo di mirto / mi porta lontano nel tempo.
