La vita, nelle sue varie vicissitudini, ci porta spesso a dovere fronteggiare situazioni di notevole intensità emotiva, nelle quali dobbiamo confrontarci con pesanti disagi interiori, oppure ci fa avvertire il bisogno non meno intenso e inarrestabile di esprimere all’esterno il nostro mondo interiore, fatto di sogni, di aspettative, di ideali a lungo segretamente coltivati.
Vi sono dei “meccanismi” psichici che hanno lo scopo di “difendere”, o “assecondare” l’Io rispetto a questi “moti ondosi” della nostra vita interiore. Si tratta di meccanismi che già Freud e, poi, Jung ebbero occasione di analizzare e descrivere.
Oggi, nel corso delle mie letture, mi è accaduto di imbattermi nella “proiezione”. Una delle “strategie”più tipiche, cui il nostro Io ricorre, sia per proteggersi, che per esprimersi. Desidererei condividere con gli amici lettori alcune riflessioni su questo particolare “meccanismo”, fornendone, se possibile, qualche rapido esempio.
Chi ha subito una forte delusione d’amore, tende spesso a difendersi dalla propria sofferenza generalizzandola e sostenendo che “tutti i rapporti d’amore sono assolutamente inaffidabili e falsi”. In questo modo la sofferenza risulta come “diluita” in una legge universale, attenuandosi.
Si tratta di una strategia difensiva di carattere “proiettivo”, mediante la quale attribuiamo (cioè “proiettiamo”) alla realtà esterna e agli altri ciò che se dovesse essere sostenuto in modo esclusivamente individuale,sarebbe troppo devastante.
In tal senso, i cosiddetti “meccanismi proiettivi” sono come “scudi” che proteggono l’Io dalle situazioni più “distruttive”.
I meccanismi di difesa dell’Io mediante proiezione, studiati e descritti da Freud, sono assai numerosi e, spesso, anche assai sofisticati.
Essi, tuttavia, non hanno soltanto la funzione di difendere l’Io da situazioni distruttive, ma possono essere anche “positivi”, nel senso di attribuire ad altri, o ad un oggetto esterno, contenuti fortemente idealizzati, che fanno parte delle cosidette “fantasie narcisistiche” di un individuo.
A titolo esemplificativo, se vogliamo parlare di un meccanismo proiettivo avente scopo prevalentemente “protettivo”, possiamo pensare alla favola della volpe e dell’uva. Quando la volpe, dopo avere tentato più volte, invano, di raggiungere l’uva, si allontana dicendo : ” tanto non è ancora matura….”, essa mette in atto un meccanismo difensivo che si chiama “razionalizzazione”.
La razionalizzazione è un meccanismo difensivo mediante il quale si dà una spiegazione plausibile ad uno “scacco” subìto, inserendolo in un contesto logico che lo rende accettabile e ne smorza la dimensione frustrante. Altro esempio. Non sono stato invitato ad una festa e ci sono rimasto male. Mi consolo dicendo : “meglio così, tanto si trattava di persone molto antipatiche e noiose….”.
Se vogliamo, invece, parlare di un meccanismo proiettivo che “amplifica” narcisisticamente l’Io, possiamo pensare alla “idealizzazione”, che è caratteristica nelle cosidette “infatuazioni amorose” o “innamoramenti”, dove l’Io “vede” nella persona amata la figura ideale sempre sognata, fantasticata e desiderata nel proprio mondo interiore, che, in questo caso, “si proietta” interamente all’esterno, in una persona reale, quasi come “prosecuzione narcisistica” dell’Io dell’amante.
