L’attuale stato di crisi che a tutti i livelli mette oggi a repentaglio tutti i sistemi di sicurezza individuale e sociale cui eravamo abituati, spesso ci induce a proporci domande e ad elaborare riflessioni che impegnano seriamente la coscienza di ciascuno di noi. Una mia amica mi ha posto proprio in questi giorni il seguente quesito. “Viviamo un momento particolare, nel quale la crisi sta mettendo a dura prova tutti noi. Ormai è divenuto quasi impossibile dedicarci a qualcosa che non debba essere quantificato, soprattutto a livello di spese. Siamo obbligati a pensare che ci si deve privare del futile, per dedicarci solamente alle cose utili. Indubbiamente tutto questo ci toglie tantissime cose. Se, ad esempio, una volta si andava al cinema, oppure ci recavamo ad uno spettacolo che ci appagava a livello psicologico, senza che questi svaghi dovessero essere per forza utili, oggi, dovendo fare maggiore attenzione alle spese, siamo costretti a tagliare queste iniziative, facendone a meno. Per te, quanto conta l’utile e il futile?Esiste una differenza?”
La situazione di crisi che stiamo vivendo a tutti i livelli, vista nell’ottica delle tue domande, cara Antonella, impone una preliminare riflessione sui concetti di “utile” e “futile”, a scanso di incresciosi equivoci.
Al di là di ogni limitato e limitante significato, io direi che “utile” è tutto ciò che contribuisce ad una crescita ; “futile” è tutto ciò che distrae la mente, privilegiando ciò che è del tutto secondario rispetto a ciò che è essenziale.
E’ “utile” la dichiarazione dei diritti dell’uomo, l’abolizione della schiavitù, la ricerca della Giustizia, la Democrazia, l’alfabetizzazione e l’elevazione culturale e sociale dell’Umanità, la lotta alla povertà, il progresso scientifico (a favore e non “contro” l’umanità), la lotta contro la fame, la ricerca della pace, il rispetto reciproco e l’amore per la Natura, e tutto ciò che rende la Vita degna d’essere vissuta.
E’ “futile” la cultura del “falso” bisogno, dell’accessorio, del “firmato”, dello “status symbol”, dello spocchioso, del non-autentico, del consumo a tutti i costi, fine a se stesso.
In sintesi : se io devo fare a meno di uno smalto particolare per le unghie o dell’ultimo cellulare alla moda, che costa quanto un mese di stipendio, o, ancora, di un vestito-grandi-firme, sono dell’idea che la vita possa continuare senza gravi ferite che ne compromettano l’essenza, perchè si è, appunto, nel campo delle “futilità”. Se, invece, vivo sotto un regime dittatoriale, che mi priva di ogni libertà, violando i fondamentali diritti dell’uomo, oppure in una società dove impera l’individualismo più esasperato, la corruzione, l’ingiustizia sociale, la mancanza di lavoro, e dove la sopravvivenza personale e familiare è problematica e faticosa, e mi impedisce di prendermi cura dei valori dello “spirito”, obbligandomi a pensare soltanto al “pane quotidiano”, ecco che di questi beni io non potrò mai fare assolutamente a meno, perchè essi sono assolutamente “utili” alla mia crescita umana, sociale e culturale.
In base a queste considerazioni, si può dire che uno stato di crisi sarà veramente preoccupante non tanto quando compromette le “futilità”, ma quando perviene a scuotere le sicurezze di base, le “utilità” più elementari che promuovono la vita individuale e sociale e la fanno crescere, sia mediante il lavoro, il benessere e la giustizia, sia mediante l’istruzione, la cultura e tutte quelle iniziative che danno significato e bellezza all’esistenza.
Bellezza, Bontà, Giustizia, Pace, Benessere, Amore, Solidarietà, Onestà, Cultura sono valori che fanno parte integrante di ogni “lessico della Prosperità”. Quando uno stato di crisi rischia di cancellarli, o di trasformarli in vuoti “arcaismi”, degni di una lingua ormai morta, allora è giunto il momento di correre ai ripari e di vigilare attentamente perchè questo terribile scempio non accada. La crisi che stiamo vivendo oggi richiede senza alcun dubbio questo particolare tipo di attenzione. Un compito della massima importanza, che tutti noi, se ancora crediamo in quegli ideali, siamo chiamati a svolgere con appassionato impegno.
