Gli “-ismi” e la misteriosa imprevedibilità dell’individuo.

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Se apriamo, per curiosità, il grande “Dizionario della lingua italiana” di G. Devoto e G.C. Oli (Firenze, Le Monnier, edizione del 2004), alla voce “-ismo” troviamo questa definizione : “Suffisso destinato a formare, da aggettivi o sostantivi, e talvolta anche da temi verbali, parole astratte che indicano ‘dottrine o atteggiamenti’ (realismo, attendismo, buonismo), oppure modelli che irradiano da personaggi alla moda (sgarbismo, chiambrettismo, celentanismo), oppure ‘qualità o affezioni fisiche o morali’ (alcolismo, strabismo, egoismo)….”

Si tratta di un termine indicatore che ha sottolineato e accompagnato sempre uno dei più grandi desideri dell’uomo : quello di “generalizzare”, cioè di ricondurre tutto ciò che è particolare ad una regola o “categoria” di carattere universale, valida per tutti i casi simili.

Un desiderio più che legittimo, dal quale sono nate le filosofie, le scienze, e i più grandi sistemi di conoscenze che hanno scandito il progresso dell’Umanità fino ai nostri giorni. L’dea che ogni aspetto della vita e della realtà potesse essere ricondotto ad un sistema generale di conoscenze e quindi, poi, “dedotto” e “spiegato” da questo stesso sistema, ha costituito sempre, nel bene e nel male, una tentazione irrinunciabile.

Tuttavia, senza volere entrare, in modo arrogante e del tutto incauto, nel merito alla validità o meno di questa o quella teoria generale – sia essa scientifica o filosofica, o altro -, il percorso di pensiero che dal particolare “vola” verso il cielo dell’universale, per poi ridiscendere a spiegarlo, si è sempre “scontrato” con un ostacolo decisamente insormontabile : quello della irriducibile refrattarietà dell’individuo ad essere “scientificamente” spiegato in termini universali.

In senso paradossale, le generalizzazioni ci possono soltanto fare avvertire il “profumo” dell’individualità, ma non le ragioni della sua corposa e specifica presenza. L’individuo in se è e rimarrà sempre “unico ed irripetibile”.

Già lo stesso grande filosofo Aristotele, nella sua opera intitolata “Metafisica”, dinanzi alla “irriducibilità” dell’individuo a categorie astratte, era stato costretto a riconoscere che l’individuo è un “accidente” della e nella realtà : di lui si può “predicare” tutto, ma esso, sua volta, non può essere predicato di qualcos’altro. Es. : se si può dire che Socrate (soggetto) è (predicato) : uomo, bianco, basso, col naso schiacciato (camuso), ateniese, vecchio, ironico, filosofo ecc. ; non si potrà mai dire che uomo, bianco, basso, camuso, ateniese, vecchio, ironico, filosofo (soggetto) è (predicato) : Socrate. Tutte questi predicati possono appartenere a Socrate, ma non sono Socrate.

Non essendo la particolarità di Socrate deducibile interamente da questi predicati, ne consegue che Socrate è “inspiegabile”, e quindi, paradossalmente, “accidentale”.

Nel secolo XIX, S. Kierkegaard, altro grande filosofo, faceva eco, dicendo – questa volta contro l’altro grande filosofo, G.G.F. Hegel, il più grande dei “deduttori”, e quindi costruttori di “-ismi” dopo Aristotele – che “il Signor Hegel pretende di dedurre tutto e giustificare tutto in base a categorie o teorie universali, ma poi, in realtà, non sa neppure giustificare l’esistenza della penna con cui sta scrivendo le proprie deduzioni”. La penna, e, con essa, l’individuo che la usa, sono un “incidente di percorso” inspiegabile : “ci sono”, puramente e semplicemente, e ce li troviamo davanti come un incubo sconvolgente, poichè tutto ciò che è individuale è e sarà sempre “misterioso”, inaspettato, insolito, persino assurdo.

Gli psicologi “clinici” che, per l’appunto, si relazionano proprio agli individui, dovrebbero saperlo bene….

Le stesse riflessioni valgono anche per altri “-ismi”, come il “materialismo”, ad esempio. Se tutto è “materia”, l’individuo che pensa la materia, come può essere “dedotto” dalla materia stessa? E’ possibile dedurre il pensiero (che pensa la materia) dal “pensato” (cioè dalla materia)? Le leggi meccaniche della materia, non spiegano la “libertà dell’individuo” che pensa le leggi meccaniche qui e ora, e non dopo oppure prima, e, quindi, è svincolato da esse.

Epicuro stesso, uno dei più grandi materialisti, per potere spiegare l’esistenza della “volontà individuale”, che può liberamente deviare dal ferreo maccanicismo materialistico universale, era costretto a introdurre il concetto di “clinamen” (= deviazione) degli atomi dal loro corso meccanico. Posizione paradossale, che sconvolge l’assetto meccanico delle cose, mediante la “casualità”. Ora, la casualità è quanto di più distante e contraddittorio vi sia, rispetto alla “prevedibilità” delle leggi meccaniche. E se la “casualità” deve spiegare la libertà dell’individuo di poter “scegliere” e di “deviare”, quindi, dall’assetto meccanicistico della realtà, anche in questo caso l’individualità fa irruzione, falsificando tutto il sistema.

Se poi poniamo la stessa casualità come regola universale della realtà, anche in questo caso, dedurre dal “caso” l’individuo genererebbe paradossi, che, per alleggerire il discorso, potrebbero avere, ad esempio, i seguenti esiti comici : mentre siamo qui a parlare, io improvvisamente potrei trasformarmi in una carriola e tu, lettore o lettrice, in un rinoceronte africano…. Nulla più avrebbe prevedibilità e stabilità. Tutto potrebbe essere improvvisamente tutto e, simultaneamente, niente. E tutto sarebbe strambo, come nella seguente barzelletta. “Un signore si aggira nel bosco, portando sulle proprie spalle un altro uomo. Un passante gli chiede : ‘Scusi la mia curiosità, ma perchè porta sulle spalle quel tizio?’. Il signore gli risponde : ‘ Vado a caccia’. ‘ Sì, ma che c’entra l’uomo che ha sulle spalle?’. Il signore replica : ‘ E’ un pazzo. Crede di essere il mio fucile.’ E il passante : ‘ Poverino! Ma lo metta giù e cerchi di convincerlo che non è vero….!’. ‘Già – dice il signore -, ma poi io come faccio a sparare? ‘.

Se tutto fosse dominato dal caso, questa non sarebbe più una barzelletta, ma una realta!

Tutte queste riflessioni intendono sottolineae che qualunque cosa si pensi, si dica, o si teorizzi, l’individuo è e rimarrà sempre un mistero indeducibile. Ma questo è proprio il bello della vita.

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