Vi sono momenti particolari nei quali il senso del tempo che scorre, sgretolando istante dopo istante la nostra vita, entra come una spina dolorosa nel nostro cuore, suscitando in noi un’ondata irresistibile di vertigine.
C’è una canzone di Cocciante, intitolata “Il treno”, che con la penetrante intensità dei suoi suggestivi versi mi trasmette, ogni volta che l’ascolto, una struggente nostalgia per il passato che non torna più. “Ma il treno corre forte su tutta la mia vita / che passa via veloce, che sfugge fra le dita. / Risento la sua voce, si riapre la ferita, / la gioventù è passata per non ritornare mai più”.
Eraclito ancora una volta, col suo “panta rei”, tutto scorre, mi trapassa l’anima, e la offende, rischiando di farmi naufragare nell’oceano del Nulla.Ma è veramente così? Io sono condannata ad essere soltanto un Passato che piange una perdita? Oppure sono anche un Presente che ricorda il Passato e proprio per questo continua a tenerlo in vita per tramandarlo al Futuro?
Il Tempo può consumare la mia vita con la maledizione dell’Oggi che domani, inesorabilmente, diventerà Ieri. Ma io avrò sempre il potere di trasformare questo tormento in Storia. Il Tempo continuerà a scorrere, ma la Storia rimane. Io sono la Storia. La mia Storia. La Storia di tutti. La Storia del fiume che scorre e che scorrendo narra. Narra, appunto, la Storia.
