Spesso viviamo la nostra identità in funzione dello sguardo degli altri, o di quella che supponiamo essere la loro opinione al nostro riguardo. In tal caso, ci comportiamo in funzione del giudizio supposto, mossi dalla preoccupazione di salvaguardare l’immagine che pensiamo di dover dare di noi stessi per essere accettati
Quando e se decidiamo di diventare più autonomi e liberi nel modo di pensare e di essere, subito ci inoltriamo su una strada decisamente in salita. Rinunciare al rassicurante conformismo rispetto alle altrui aspettative significa allontanare da noi le certezze per affrontare l’imprevisto.
Ma il coraggio di cambiare è sicuramente un nobile intento che vale sicuramente la pena di seguire. Forse mai come oggi, in presenza di segni sempre più inequivocabili di triste decadenza della vita politica italiana, tale richiamo deve risuonare imperioso nella coscienza di ciascuno di noi, che crediamo nella giustizia, nel rispetto verso gli altri e verso la natura, animata o inanimata che sia, la quale ci “ospita” e non è di nostra proprietà.
I cambiamenti, tuttavia, pur con tutto l’entusiasmo che li anima, sono sempre momenti particolarmente delicati, che richiedono coscienza vigile e valutazioni molto attente e ragionevoli. Vi furono momenti nella storia italiana, nei quali i “poli” del cambiamento erano molto chiari e senza remore per ogni persona che fosse anche semplicemente capace di intendere e di volere.
Il rifiuto del Nazifascismo, per non andare a cercare troppo lontano, fu, ad esempio, un dovere sacro per ogni individuo in grado di pensare. Oggi la situazione è assai diversa e molto più sfumata, sia ideologicamente che moralmente. Ma questo scenario sconcertante e deprimente non dovrà mai scoraggiarci né distoglierci dall’obbligo di contribuire con la nostra personale partecipazione al cambiamento dell’ assetto della vita politica italiana.
