“L’Io e la memoria”

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Una lettrice propone il seguente quesito che penso possa interessare molti altri lettori.

“Dimentichiamo davvero (mi riferisco sia alle cose belle che a quelle sgradevoli) o è solo un meccanismo di difesa, un archivio che chiudiamo a chiave quando certe cose non hanno più spazio – o non possono averlo.-nel nostro presente?”

Vi sono zone della nostra vita neonatale che non ricorderemo mai, ovviamente. Ma dal momento che inizia la cosiddetta “età della ragione”, nulla andrà mai perduto nei labirinti della memoria. Tutto ciò che ci accade, o ci é accaduto, rimarrà sempre latente, ma pronto a riemergere ad un significativo richiamo. La “zona” dove tutti i ricordi vengono incamerati, Freud la chiamò “inconscio”, affiancandole un’altra zona, che chiamò “preconscio”.

Si tratta di due vere e proprie dimensioni della personalità, differenti per “stratificazione”. Nella prima si convogliano tutte le pulsioni e i ricordi inaccettabili da parte dell’Io, perchè socialmente sconvenienti, oppure troppo saturi di sofferenza. Il meccanismo che relega tali contenuti nell’inconscio, Freud lo chiamò “rimozione”, previa “censura”.

Nel preconscio, invece, si collocano i ricordi che rimangono disponibili alla memoria personale, pronti ad essere rievocati in qualunque momento lo si desideri. Il meccanismo che relega tali ricordi nel preconscio riveste carattere “economico”, cioè impedisce un affollamento inverosimile di contenuti mentali, che impedirebbero di vivere il presente, oppure ostacolerebbero la selezione di tutto ciò che in un dato momento vorremmo ricordare.

La nostra volontà può agire solo nel preconscio, talvolta accantonando una serie di pensieri ed esperienze problematiche o fallimentari. E in questo senso può essere giusto l’uso della parola “archiviazione”. Ma archiviazione non significherà mai “cancellazione”: Dalla memoria nulla potrà mai essere cancellato, salvo nei casi tragici di traumi fisici. Ciò che viene archiviato é solo temporaneamente accantonato e sempre pronto a riaffacciarsi.

La volontà dell’Io, invece, nulla o ben poco può fare per gestire i contenuti dell’inconscio. Questi, a detta di Freud, hanno come una sorta di vita autonoma, che spesso l’Io non riesce a contenere e nascondere. Tale materiale spesso si manifesta, nostro malgrado, nei sogni, nei lapsus, e, in casi più gravi, nelle nevrosi o nelle psicosi, che si verificano quando le abituali difese dell’Io sono fragili e impotenti a bloccare le spinte, o pulsioni, dell’Inconscio.

Ma questo é un altro capitolo della Psicologia, della Psicoanalisi o della Psichiatria.

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