Festa della Mamma : Mamme di cioccolata o mamme autentiche?

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La Festa della Mamma. Una delle ormai numerosissime feste consumistiche, nate strategicamente per incrementare le vendite di prodotti dolciari e di pupazzetti di peluche? Sicuramente questo è un motivo tutt’altro che secondario.Il marketing ci incalza e ci assedia continuamente con le sue insinuanti domande e le sue mirabolanti proposte, trasformando i bisogni non necessari e non naturali dell’umanità in bisogni assolutamente necessari e irrinunciabili per la nostra sopravvivenza….

Folte schiere di esperti si sforzano di elaborare sottili strategie per insinuare nell’inconscio delle persone persino oscuri sensi di colpa se non si usa il tale prodotto, oppure se non si “festeggia” una determinata ricorrenza. Per S. Valentino i fidanzati si sentiranno negligenti traditori se non offriranno almeno una piccola confezione di baci di cioccolata al proprio o alla propria partner ; così come i figli si sentiranno orrendamente ingrati se non compreranno qualche regalino per il Papà, in occasione della sua festa (S. Giuseppe) ; per non parlare poi della Festa della Donna (8 Marzo), con tutto il suo corredo di mimose, dolci e cene nei ristoranti.

A questa stessa destinazione “sospetta” sembra andare incontro anche la Festa della Mamma. Con l’ulteriore l’aggravante, per di più, della retorica dei pensierini edificanti, delle canzoni commoventi, delle poesiole smelense.

Tutto questo, ovviamente, senza nulla togliere alle riflessioni sulla “Madre”, di ben altro spessore, che illustri scrittori e poeti di tutti i tempi ci hanno lasciato come un dono sublime. Proprio pensando a loro, verrebbe voglia di ignorare puramente e semplicemente questa “Festa”, che sempre rischia di trasformare l’oro di una meravigliosa figura archetipica come quella della madre, nel metallo vile delle degradanti proposte consumistiche.
Tuttavia, se mettiamo da parte il versante pragmatico della ricorrenza, l’unica validità che la “Festa della mamma” può conservare è quella di costituire pur sempre una preziosa occasione per rivisitare e rievocare il rapporto che noi stessi abbiamo avuto con la “nostra” mamma, nella nostra storia personale. Un’occasione da cogliere al volo, perchè spesso il ritmo frenetico della vita e degli impegni rischia di non offrirci mai spazi sufficienti per farlo.

Se vado indietro nel tempo, mi vengono subito in mente tutti i temi sulla mamma che le insegnanti, soprattutto ai tempi della scuola elementare, ci proponevano ; e mi ricordo anche dei “lavoretti” in gesso che plasmavamo con le nostre manine, sotto la guida della maestra, per farne dono alla mamma quando arrivava il giorno della fatidica festa. Il ritorno a casa in quel particolare momento era sempre per me una vera e propria corsa verso la felicità : sapevo che mia mamma avrebbe accolto con gioiosa commozione quei piccoli prodotti del mio amore per lei, e, come sempre avveniva, la trovavo ad attendermi con le sue accoglienti e rassicuranti braccia aperte, per stringermi, sorridermi e darmi un grande bacio sonoro. In quel momento, i miei occhi si intrecciavano con i suoi e quel bacio schioccante che si stampava sulla mia guancia mi faceva sentire la bambina più bella e più fortunata del mondo!

Ma mentre scrivo questi sorridenti ricordi, la mia memoria si sposta anche verso uno degli episodi più drammatici e più significativi della mia vita con mia madre, quando lei, nel lontano 1976, subì un intervento chirurgico per l’asportazione di alcuni calcoli renali. Tutto sembrava essere andato bene, ma lei non riuscì a risvegliarsi dall’anestesia, rimanendo per molti giorni in coma, con prognosi riservata. Noi eravamo cinque fratellini, distribuiti nell’arco di otto anni : mio fratello Giorgio, il più piccolo, aveva appena sei mesi e mia sorella maggiore, Giusi, aveva quasi otto anni. Poi venivo io, più piccola di un anno rispetto a lei, e quindi gli altri miei due fratelli Vito e Rino.Certamente eravamo troppo piccoli per avere piena consapevolezza del rischio che stavamo correndo di rimanere orfani. I nostri più intimi familiari, preoccupati e ansiosissimi, concentrarono la propria attenzione sulla mamma e fu quasi come se si fossero dimenticati di noi. Mia sorella Giusi, essendo la più “grande”, fu costretta a fare da mammina a tutti noi : e, devo dire, lo fece così bene che il mio fratellino più piccolo si affezionò così tanto a lei che quando mia madre, dopo una lunga ed estenuante degenza, tornò finalmente dall’ospedale, ormai fuori pericolo, quasi non la riconobbe e si rifiutava di abbracciarla.

Solo adesso, rievocando quei terribili e concitati momenti, mi riaffiora tutta l’arcana paura che allora cercai di tenere nascosta dentro di me. Una paura strana, dove si intrecciavano disperazione e aggresività. Da un lato avvertivo un angoscioso senso di abbandono che mi faceva sentire smarrita e sperduta in un mondo divenuto improvvisamente ostile, dove non c’era più l’abbraccio caldo e rassicurante della mamma ; dall’altro lato, mentre invocavo e rimpiangevo la mamma, mi trovavo a detestarla con tutte le mie forze, non riconoscendole il “diritto” di sentirsi male. Non potevo accettare che un essere cosi “perfetto” potesse svelarsi improvvisamente “imperfetto”. Sicuramente dietro la “presunta” malattia di mia madre, doveva nascondersi un subdolo “rifuto” nei confronti di noi bambini, come se lei avesse voluto “ripudiarci”, mascherando tale rifiuto dietro la finzione di una malattia in realtà inesistente.

Può sembrare anomala questa “dialettica” che investe la figura della mamma, quando vi facciamo mente locale. L’abbraccio materno che ci accoglie e ci fa sentire felici, fortunati, ottimisti, curiosi ed entusiasti del mondo, quando siamo bambini deve essere “assoluto”, perfetto e senza riserve. Noi abbiamo autenticamente “fame” d’amore e di accoglienza per poterci inoltrare nella vita con fiducia. In tal senso non possiamo accettare l’idea di non essere “oggetto d’amore” da parte materna. La mamma deve essere totalmente “nostra”. Tutto ciò che disturbi questa sicurezza è vissuta come perdita, abbandono, distruzione. Solo quando mia madre guarì e tornò ad abbracciarmi con il sorriso di un tempo, io sentii che solo allora avevo riconquistato il diritto di esistere.

Oggi che sono madre comprendo quanto sia difficile donare e mantenere quell’abbraccio che fa fiorire i figli e li fa inoltrare fiduciosi verso il mondo. La “Festa della Mamma” dovrebbe stimolare una sorta di “memento” per riflettere sul significato di essere madri e di essere figli, oggi, evitando il rischio di fare soltanto indigestione di cioccolata….

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